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Lady Rockiell♣ La Dama del Giglio ♣ |
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Benvenuto!!! L'unico modo per avere un amico è essere un amico! Gli amici sono degli angeli che ci aiutano a rimetterci in piedi quando le nostre ali non si ricordano più come si fa a volare! * Lascia un commento *
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9月13日 Una piccola fiaba che ho scritto...La Fata nello scrigno
In un paese lontano viveva un giovane Re che era ben voluto da tutti i suoi sudditi… La solita favola direte....si può darsi..ma mi va di raccontarvela comunque..Ascoltate.. Il giovane Re conduceva una vita tranquilla, tutti lo amavano, aveva una splendida regina che amava, il suo paese era in pace da molto tempo, i campi davano buoni frutti e la prosperità regnava nel villaggio. Niente di cui lamentarsi, niente di cui preoccuparsi... Il giovane Re si annoiava e sognava un’avventura così un giorno decise che sarebbe andato a caccia nel bosco da solo, senza la scorta per essere più libero di andare dove più gli piaceva. Così aprì un vecchio armadio e tirò fuori i vecchi vestiti da arciere di quando era ancora principe per indossarli con la speranza di non essere riconosciuto se avesse incrociato qualcuno. Si guardò nel grande specchio della sua stanza e quello che vide fu un giovane arciere ben vestito, di aspetto nobile ma molto diverso da quello di un re. Soddisfatto uscì dalla stanza con fare circospetto controllando che nessuno fosse nei paraggi. Poi veloce e in silenzio, grazie ai morbidi stivali un cuoio che indossava, scese le scale e si diresse verso le stalle. Si affacciò guardingo alla grande porta di legno della stalla sbirciando per capire dove era lo stalliere. L’ambiente era grande e in penombra e dovette aspettare che i suoi occhi si abituassero all’oscurità. L’acro e caldo odore della stalla gli riempì le narici, i cavalli sbuffavano percependo la sua presenza. In un angolo, appoggiato ad una balla di fieno, vide lo stalliere che dormiva russando sonoramente. Le mani incrociate sulla enorme pancia che andava su e giù ad ogni respiro, il mento appoggiato sul petto, la bocca socchiusa le cui labbra vibravano al ritmo del sonoro russare. Il giovane Re sorrise e prese mentalmente nota che avrebbe dovuto fare in modo che facesse il suo dovere e non russare sul fieno… Entrò silenzioso nella stalla e si diresse al suo cavallo passando davanti allo stalliere addormentato. Il bel destriero appena lo riconobbe alzo fiero la testa ed emise un nitrito ed il Re sussurrò all’animale carezzandolo per calmarlo. Cercando di non fare rumore mise briglie e sella al suo cavallo e poi in silenzio lo condusse fuori passando dalla porta sul retro della stalla. Una volta fuori salì in sella e si diresse al galoppo in foresta con un sorriso felice sulle labbra godendosi quella sensazione di libertà. Vagò a lungo per la foresta cacciando, libero di inoltrarsi dove più gli piaceva. Ad un certo punto si ritrovò su di un sentiero stretto e tortuoso che si addentrava nella foresta più fitta. Incuriosito decise di seguirlo e via via che procedeva sul sentiero vedeva che vi erano piante che non aveva mai visto e fiori bellissimo dall’intenso profumo, un senso di eccitazione iniziò a crescere in lui. Alla fine del sentiero si trovò davanti ad un passaggio fatto dalle piante che si intrecciavano l’una con l’altra a formare una specie di porta. Scese dal cavallo e si avvicinò. La porta era socchiusa e sentiva delle gaie voci provenire da dietro di essa. Sempre più incuriosito spinse la porta ed entrò. Si ritrovò in una piazza piena di gente strana ed allegra, c’erano elfi, nani, troll, fate e tutte le razze di cui aveva sentito parlare nei fantastici racconti a corte. Rimase sorpreso e affascinato dal quel luogo e mentre ancora cercava di capire dove fosse mai capitato fu avvicinato da un nano che lo accolse gioiosamente invitandolo ad unirsi alla strana folla. Il giovane Re sempre più divertito da quello che succedeva decise di accettare e si intrattenne con quegli strani tipi. Il tempo passò veloce con quella piacevole e fantastica compagnia e presto arrivò il momento di tornare al suo castello. Così salutò i suoi nuovi amici deciso a tornare il giorno successivo. E così fece nei giorni che seguirono, di nascosto fuggiva dal castello e tornava in quel luogo di fantasia dove poteva scordare le responsabilità e ridere in allegria. Un giorno notò una piccola fata che se ne stava rannicchiata e triste sul tronco di albero al margine della piazza. pensò che una fata non poteva essere triste e le si avvicinò chiedendole cosa le succedeva. La piccola fata lo guardò e gli sorrise dicendogli che si sentiva soltanto un poco sola e che nessuno parlava con lei. Il giovane Re le promise che le avrebbe parlato lui raccontandogli tutto quello che sapeva del suo mondo al di fuori di quel fantastico luogo. E così ogni giorno la fata lo aspettava ansiosa di sentire i suoi racconti, ed ogni volta che lui arrivava lo accoglieva festosa. I giorni passarono sereni e tra i due nacque un bella e profonda amicizia. Erano capaci di stare ad ore a parlare senza rendersene conto, ridendo e scherzando e parlando fitto fitto tra loro. Ma quel luogo di fantasia un giorno venne sconvolto da una guerra che spazzò via la spensieratezza che vi regnava e le cose cambiarono. La piccola fata era spaventata di quello che succedeva e così il giovane Re decise di portarla via da quel luogo e gli promise che l’avrebbe portata con se al castello. Quando fu al suo castello si recò dal più bravo artigiano del suo regno e gli chiese di preparare uno scrigno ornato da belle pietre preziose con una serratura che doveva essere inattaccabile e con una sola ed unica chiave. Quando lo scrigno fu pronto il giovane Re andò a prendere la piccola fata. Le disse di entrare nello scrigno dove lui l’avrebbe nascosta perché non poteva mostrarla agli altri del castello. La fata fiduciosa entro nello scrigno e si sedette sul morbido velluto di cui era rivestito aspettando che il coperchio si chiudesse. Il giovane Re sorrise alla fata e poi con uno scatto chiuse lo scrigno. Lo scrigno con la fata fu posto dentro un armadio nello studio del Re e solo lui possedeva la chiave di quel prezioso tesoro. Ogni giorno appena gli impegni glielo permettevano il Re andava a prendere lo scrigno e liberava la fata che felice gli volava attorno scherzando. Passavano ore a parlare come erano soliti fare, la fata si sedeva vicino a lui ascoltandolo parlare e gli sorrideva contenta. Ma i momenti in cui potevano stare insieme erano sempre più rari perché gli impegni di corte tenevano il giovane Re lontano dalla fata. La piccola fata restava chiusa nello scrigno sempre più a lungo e presto cominciò a diventare triste per quelle lunghe attese. Ma quando il Re apriva di nuovo lo scrigno dimenticava tutto e felice volava attorno a lui. I giorni passarono e la piccola fata cominciò a durare fatica a volare, le sue piccole ali rimaste ferme per le lunghe attese nello scrigno si erano indebolite, finchè arrivò il giorno in cui non volò più fuori dallo scrigno. Il Re si preoccupò e quando la fata gli disse che non poteva più restare dentro lo scrigno lui si intristì e le disse che non poteva mostrarla agli altri nel castello e che purtroppo i suoi impegni lo tenevano lontano da lei. Ma la fata guardandolo con tristezza gli disse che non poteva restare e gli chiese di liberarla e di riportarla nella foresta. Il Re capì che non poteva tenerla lì oltre e decise di accontentarla. Le chiese di tornare nello scrigno per l’ultima volta così l’avrebbe riportata nella foresta. Il giovane Re tornò di nuovo nella foresta con lo scrigno con la piccola fata e arrivato alla fine del tortuoso sentiero si fermò davanti alla porta di piante ed aprì lo scrigno. Con tristezza e fatica la piccola fata volò fuori si soffermò per baciare il suo Re e poi sparì al di là della porta per tornare nel suo mondo per sempre. Il Re chiuse lo scrigno e tornò triste al suo castello e da quel giorno non vide più la sua fata. Ma la fata rimase accanto al suo Re, aspettava che calasse la notte e poi nascondendosi volava fino al castello per fermarsi sul davanzale della camera del Re solo per vederlo dormire sereno. Passava così la notte cercando di arrivare nei sogni del Re perché le fate possono vivere solo nei sogni……..
5月25日 Amori difficili5月23日 Una storia......che ho scrittoLa vecchia tigre
Sdraiata nell’angolo più lontano e buio della gabbia la vecchia tigre socchiude gli occhi guardando indifferente la vita che scorre al di là delle sbarre. I suoi artigli sono spezzati, si sono spezzati grattando la porta chiusa della gabbia, e le zanne sono consumate, consumate mordendo le sbarre di ferro. Conseguenza di gesti disperati per conquistare la libertà. La sua pelliccia è segnata da cicatrici e ferite provocate da chi ha voluto tormentarla con lunghi bastoni acuminati. Invano la tigre si è difesa ruggendo e dando zampate, ma i bastoni erano lunghi e robusti e le sbarre le hanno impedito di spingersi oltre. Talvolta è riuscita a spezzare qualche bastone ma per ogni bastone spezzato altri ne sono arrivati riuscendo ad arrivare a lei e ferendola. La gente le passa davanti e l’ammira dicendo quanto è bella e maestosa, una regina. Ma poi se ne vanno per la loro strada e la tigre rimane lì dietro le sbarre aspettando. Aspetta che qualcuno venga e la liberi portandola lontano, portandola in quella verde foresta che sogna da tempo e non ha mai conosciuto perché ha sempre vissuto lì. In passato qualcuno le si è avvicinato, è entrato nella sua gabbia conquistando la sua fiducia e mostrandole la porta aperta. La vecchia tigre anche se non lo credeva possibile si è fatta coraggio accettando l’offerta, titubante, indecisa, senza sapere se poteva fidarsi. Poi quando è arrivata sulla soglia felice, pensando che sarebbe finalmente uscita, la porta si è chiusa davanti a lei lasciandola ruggente di rabbia e dolore. Socchiude gli occhi la vecchia tigre e pensa e ricorda tutto questo mentre guarda al di là delle sbarre la gente che l’ammira. Ecco, si alza, flessuosa inizia a camminare avanti ed indietro agitando la coda e mostrando tutta la sua maestosità. Ma non lo fa per esibirsi, lo fa per guardare il mondo al di là delle sbarre. Lo fa per non pensare. Lo fa per cercare un volto amico tra la folla. Poi si ferma ha visto chi cercava, la dolce fanciulla con pelle di lupo. Gli occhi verdi della tigre si fissano su quelli grigi della fanciulla che le sorride. Un sordo ruggito esce dalla gola del maestoso animale, un richiamo, un saluto. Incurante di chi sta al di là delle sbarre torna poi a sdraiarsi nel suo angolo. Aspetta. Aspetta che tutti se ne vadano. Aspetta di restare sola. La gente va tra gli schiamazzi e le risa. Adesso nessuno sosta davanti alla gabbia della vecchia tigre. Solo la fanciulla con la pelle di lupo è rimasta e piano si avvicina. Ha trovato il modo di raggiungere la vecchia tigre. Agile di s’insinua tra due sbarre leggermente più larghe ed entra. La tigre non si muove, rimane sdraiata nel suo angolo. La ragazza carezza la morbida pelliccia e cura le ferite che marcano il fianco dell’animale, con delicatezza, pazienza, amore. La tigre socchiude gli occhi e, grata di quel gesto di affetto, emette un sordo brontolio. La ragazza vorrebbe fare di più per l’animale chiuso nella gabbia ma non può far altro che starle vicino. La tigre lo sa. Sa che non uscirà mai dalla gabbia. Poi la ragazza va, torna da dove è venuta promettendo di tornare. La vecchia tigre rimane di nuovo sola socchiude gli occhi ancora ed aspetta….aspetta il nuovo giorno…
4月19日 Gente che va....Ultimamente chissà perchè ma sembra che tutti si stiano allontanando...
Già.... spesso ti ritrovi circondato da amici e gente che ti cerca poi piano piano li vedi che si allontanano...
..e a te non resta che rimanere a guardali andar via lungo il sentiero....
Alcuni si voltano a salutarti nuovamente con un cenno della mano..altri no vanno dritti per la loro via...
La vita unisce e divide..... in fondo è solo un incrocio di cammini....
Ti ritrovi per un periodo a camminare con qualcuno a fianco a volte un intera compagnia... poi piano piano ognuno prende il proprio sentiero.... ma tu devi continuare a camminare guardando sempre avanti....
Capita di dover anche camminare da soli e ti sentirsi spaventati e soli ma poi troviamo qualcuno che arriva sul nostro sentiero a ci accompagna.... e il sorriso torna sul nostro volto.....
gente che va......gente che viene... ognuno con qualcosa in mano...c'è chi porta in dono qualcosa e chi invece si prende qualcosa di te....
Come le foglie di un albero spuntano, rallegrano e poi vengono portate via dal vento.... ma quel che conta è ciò che di loro rimane a noi...
L'Albero degli amici.
Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro. Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi. Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici. Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma, che ci mostrano cosa è la vita. Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi. Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene. Ma il destino ci presenta ad altri amici che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore. Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima si installa nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato. Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi. Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro. Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra. Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni. Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria. Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino.
Ti auguro, foglia del mio albero, pace amore fortuna e prosperità.
Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.
12月18日 Discussione su IRIEAMICINATALE2007
Citazione IRIEAMICINATALE2007 |
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